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il SUD siamo NOI

In quest’ultimo mese il dibattito nazionale si è incentrato sul Mezzogiorno. A dire il vero il dibattito moderno riguardante questa tematica ha visto l’alba dopo il secondo dopo guerra. In mezzo secolo non si è stati capaci di agganciare il nord nonostante molteplici braccia e menti provenissero da quest’area territoriale.
Il rapporto Svimez, oggi, mette nuovamente alla luce debolezze e arretratezze di una parte geografica del Bel Paese. Segnati da una crescita molto lenta, un calo netto delle nascite, la fuga dei cervelli, un aumento significativo della povertà e, coloro che sentono di più la crisi sono i giovani e le donne.
Tutto questo scenario viene alla luce dopo il “caso Grecia” che ad oggi ancora non si è consumato e che porta dietro di sé innumerevoli conseguenze che dovrebbero far ragionare sia su quale protagonismo debba ricercare l’Europa intera, sia quale debba essere la dimensione e il ruolo dell’intero Mediterraneo che parte dallo Stretto di Gibilterra fino canale di Suez e che dalle coste europee si affaccia a quelle africane toccando quelle asiatiche. Questo lo dobbiamo tenere a mente, ricordandoci anche dell’importanza che il Mare Nostrum ha avuto in passato.

Riportare il Sud al centro del dibattito del Paese significa riportare la Questione Meridionale nell’agenda politica nazionale. Oggi il baricentro del Paese è fissato al nord, viviamo nella desertificazione industriale, viviamo una costante emigrazione, viviamo una disoccupazione dilagante. Il Sud non converge dal punto di vista economico. Negli anni addietro non è mai cambiato il quadro nonostante iniezioni continue di politiche e di risorse, che ci hanno dato respiro per un arco di tempo breve, ma che strutturalmente non hanno risolto i divari e consentito a noi meridionali una crescita strutturata.
Questa fotografia chi abita nel Mezzogiorno d’Italia la vive nel quotidiano e, purtroppo, spesso la santifica nel pessimismo del chiacchiericcio surreale da luoghi comuni.
Non credo che le generazioni precedenti possano comprendere fino in fondo il disagio che la mia generazione patisce oggigiorno. Viviamo un momento in cui dobbiamo ripagare il debito creato in precedenza e mettere le basi per quelli che verranno. Ecco che la nostra generazione è una generazione che paga i vizi di tutti. Ci si toglie il futuro, la speranza, la visione di costruire qualcosa d’importante perché lo Stato deve ripianare quello che ha già speso avendo dato a credito. Ma quest’atto di responsabilità non ci deve piegare. Ci deve far riflettere. Ci deve far crescere.
Fino a ieri il lavoro sommerso, le mafie e il lavoro pubblico inteso come ammortizzatore sociale, solo per citare alcuni fattori sono stati i traghettatori di un’economia dopata con i quali oggi dobbiamo fare i conti. Questo possiamo dircelo con franchezza. Partire da queste consapevolezze può aiutare tutti affinché ci si possa aprire a sfide nuove. La sfida non è copiare o andare al rimorchio del nord, ma è creare il nostro futuro al sud.
#ilSUDsiamoNOI non deve esser solo un hashtag, uno slogan del momento, ma un metodo di lavoro su come progettare e sviluppare il Sud che tanto decantiamo e al quale però non si riesce mai a dar risolutezza. Abbiamo il dovere di vivere e di consegnare alle generazioni future un Mezzogiorno prosperoso e migliore di quello che ci è stato consegnato. Abbiamo l’obbligo di conquistare libertà e dignità per conto di coloro che hanno dato i sudori per il Mezzogiorno. Abbiamo l’opportunità di poter cambiare il destino di un Mezzogiorno che può e deve farcela. Al Sud Italia serve un riscatto vero, un’iniezione di fiducia, esempi di virtuosismo, soprattutto serve la presenza dello Stato e la vicinanza delle Istituzioni. Serve un sud 2.0. Per declinarla al linguaggio attuale.
Il compito più arduo è quello in capo ai giovani, perché solo da loro potrà venire il vero cambiamento. Ai giovani dico, senza retorica, andate fuori a conoscere il mondo e poi chi ha la voglia di tornare lo faccia perché le sfide che si vincono qui sono le più belle. Chi ha voglia di impegnarsi al Sud dovrà sapere che oggi deve impegnarsi il doppio sapendo che potrà anche fallire, ma se – come io penso e spero – ci sia determinazione, voglia, passione ed energia allora tutti i muri che ci si troverà dinanzi saranno abbattuti. E la vittoria del cambiamento avrà un sapore dolce.
Estirpiamo la retorica per la quale è sempre colpa di qualcuno se il Sud non funziona, sarà anche vero, ma se ognuno di noi non s’impegna fino in fondo ha le medesime responsabilità. Si deve accettare la sfida: cambiare se stessi per cambiare il Sud, l’Italia e il Mondo.
In questi anni abbiamo potuto leggere delle rivoluzioni intorno al Mediterraneo, tanto ci hanno consegnato, ma nulla ci hanno ancora insegnato. Forse un tempo nuovo è arrivato. Un tempo che possiamo decidere di scrivere o di leggere. Sta tutto a noi. Ai Giovani. Alle donne. Abbiamo praterie dinanzi a noi che potremmo arare in largo e in lungo, non aspettiamo che altri ci vengano a dire come fare.
Il Sud che immagino non deve puntare su molte cose, ma sulle cose che oggi fa bene e imparare a farle nel migliore dei modi. Comprendere che il merito, le reti, la mobilità, il sapere e la conoscenza sono le chiavi del futuro che in questo momento devono scaturire. Attendere ancora significa perdere altro tempo prezioso che non tornerà più.
Facciamo in modo che il Sud sia quel circolo virtuoso che puntualmente vediamo altrove e che speriamo si realizzi da noi. Serve dignità, libertà, cultura. La necessità di collaborare e di esser in rete, di interagire ci aiuterà a scrivere un Sud nuovo, diverso, meraviglioso.
C’è bisogno di un Sud da innovare.

l'ECO di Basilicata Calabria Campania - anno XIV numero 16 pag.2

l’ECO di Basilicata Calabria Campania – anno XIV numero 16 pag.2

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Mimino Ricciardi

About Mimino Ricciardi

Digital Champion Lauria. Democratico. WebTeam MT2019. Europeo. Lucano. Collaboro con il Quotidiano di Basilicata. Innovatore. Juventino. "il cuore a Lauria e la testa nel Mondo" twitter: @MiminoRICCIARDI

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